Ogni Tuo Respiro, recensione del primo film di Andy Serkis

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Non voglio sopravvivere, voglio vivere davvero

Ogni tuo respiro è ambientato in un lasso di tempo compreso tra il 1958 e il 1994 e racconta degli anni di malattia di Robin Cavendish, attivista inglese affetto da Poliomielite, battutosi per i diritti delle persone affette da gravi disabilità.

Cast: Abbiamo una grande varietà di interpreti in questo film, ma sono maggiormente apprezzabili le performance di quattro attori:
Nei panni del protagonista Robin troviamo Andrew Garfield, che con questa interpretazione si conferma per l’ennesima volta un bravissimo attore. La controparte femminile del protagonista, Diana, è interpretata da Claire Foy, conosciuta ai più per il suo ruolo di Elisabetta II nella serie netflix “The Crown”. A recitare la parte del figlio Jonathan troviamo il giovane Dean Charles Chapman, conosciuto per aver interpretato Billy Elliot in una delle sue versioni teatrale e Tommen Baratheon ne Il Trono di Spade. Ultimo ma non meno importante, nel ruolo dell’inventore Teddy Hall troviamo l’attore Shakespeariano Hugh Bonneville.

Regia: Nel ruolo di regista troviamo Andy Serkis, qui alla sua opera prima come tale. Serkis negli anni si è dimostrato un attore straordinario, e con questa pellicola si è confermato un regista molto capace. Di certo non si può dire che sia un autore, essendo appunto al suo debutto, ma possiamo con certezza affermare che sia più che un semplice mestierante. La sua regia, con molti primi piani e dettagli, soprattutto sul volto del protagonista, aiuta lo spettatore ad immedesimarsi nel personaggio, comunicandoci il senso di paralisi a cui Robin Cavendish è stato costretto.

Colonna sonora: Piccola pecca di questo film è, appunto, la colonna sonora. Composta da Nitin Sawhney la musica risulta poco accattivante, quasi come fosse un montaggio amatoriale di immagini con una musica qualunque in sottofondo reperibile su YouTube. I brani non originali, quantomeno, si adattano bene alle sequenze in cui vengono utilizzati.

Commento: Ho trovato questo film davvero ben realizzato, coinvolgente e a tratti commovente. La paralisi del protagonista che inizialmente si rivela motivo di depressione per lui, finisce con il diventare un incentivo a superare i propri limiti. La sequenza finale mi ha distrutto emotivamente, anche se personalmente avrei evitato l’escamotage delle immagini di repertorio. La leggerezza con cui è affrontata la parte centrale del film riesce a rendere più scanzonata una malattia terrificante come la Poliomielite, quasi come volerne esorcizzare la paura. Non è, però, una pellicola esente da difetti, come già specificato righe addietro, la colonna sonora (in particolare i brani originali) non aggiunge nulla al film, la storia d’amore e la malattia paralizzante non sono nulla di originale, dato che è un tema che è stato recentemente affrontato in La teoria del tutto di James Marsh, ma nonostante tutto Serkis è riuscito a tenere ben salde le redini e a confezionare un film drammaticamente emozionante.

Voto: 7

 

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