Recensione di “Bright” Il nuovo film Netflix con Will Smith

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“Sto in macchina con uno che non ho chiesto io. Ho tutti gli occhi addosso!”

In una realtà alternativa, orchi, elfi e fate convivono fin dalla notte dei tempi. Durante un pattugliamento notturno di routine, due poliziotti di estrazione molto diversa, l’umano Ward e l’orco Jakoby, incontrano una forza oscura che potrebbe cambiare le sorti del mondo nel quale vivono. Spetterà a loro contrastare la minaccia.

Cast: I protagonisti di questo fantasy poliziesco targato Netflix sono Will Smith, nei panni dell’agente Daryl Ward e Joel Edgerton nel ruolo dell’orco Nick Jakoby. Entrambi dimostrano di cavarsela pur non brillando particolarmente, anche a causa di una scrittura dei loro personaggi poco accattivante, soprattutto per quanto riguarda quella di Jacoby, che il più delle volte, per renderlo simpatico agli occhi dello spettatore, finisce per essere fin troppo sopra le righe, perdendo di spessore e profondità.

Regia: Il film è diretto e co-prodotto da David Ayer, noto per aver scritto l’ormai cult “Training Day” (2001) di Antoine Fuqua con Denzel Washington e per essere il regista del tanto discusso “Suicide Squad” (2016) di casa Dc. La regia di Ayer risulta essere buona, ma non eccelsa, in cui si possono riscontrare elementi presenti in altri suoi lavori precedenti, come l’utilizzo di rallenty in alcune scene d’azione. Il film inoltre sembra ricordare visivamente “Suicide Squad”, poiché alla fotografia ritroviamo lo stesso diretto della fotografia, Roman Vasyanov.

Locations: Le riprese del film hanno avuto inizio nell’autunno 2016 a Los Angeles e sono terminate a febbraio di quest’anno.

Commento: “Bright” ha il pregio di cercare di proporre qualcosa di originale, partendo da un’idea apparentemente interessante. Il regista David Ayer cerca infatti di creare un mondo mai visto, nel quale vengono uniti elementi tipici del cinema poliziesco e noir, che ricordano suoi lavori precedenti come “Training Day” o “End of Watch – Tolleranza zero” (2012), ad altri tipicamente fantasy come la presenza di orchi, elfi, fate e il concetto di magia e poteri soprannaturali, già intravisti in “Suicide Squad”. La realtà creata da Ayer fa tornare alla mente quella del film “District 9” (2009) di Neil Blomkamp, in cui, attraverso elementi fantastici, si cerca di riflettere sul concetto di razzismo, che comporta ad avere un odio reciproco fra le varie etnie, senza sapere di chi fidarsi ed ad avere varie discrepanze sociali.

Tuttavia, nonostante l’idea accattivante,“Bright” distrugge tutto il suo potenziale a causa di una sceneggiatura veramente pessima, ricca di banalità, personaggi poco approfonditi, cliché del genere e un totale disinteresse nei confronti della missione dei due protagonisti, rischiando di stufare lo spettatore. Un’occasione sprecata.

Voto: 5,8

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