Amore Tossico

Recensione Amore Tossico del 1983 di Claudio Caligari

in Drammatico/Recensione da

Questo sì che è un quadro vero… fatto de vita, fatto de morte, fatto de sangue, de sangue nostro, no?

Amore Tossico segue la drammatica e difficile routine di un gruppo di tossicodipendenti romani, attraverso il consumo degli stupefacenti, i piccoli litigi, le rapine ed i furti commessi per procurarsi la dose quotidiana.

CAST: Nel cast troviamo nomi come Cesare Ferretti, Michela Mioni, Enzo di Benedetto, Roberto Stani e Loredana Ferrara e ognuno di essi interpreta, idealmente, se stesso.
Il cast è la particolarità più grande e interessante di questo film. Come da tradizione neorealista, infatti, gli attori scelti sono tutti non professionisti e veri eroinomani o persone con un passato da tossicodipendenti, per accrescere maggiormente il realismo della pellicola.
Questa scelta, però, portò notevoli difficoltà nel corso delle riprese: alcuni attori ebbero crisi di astinenza sul set e altri furono anche arrestati durante la notte, rallentando così i lavori di produzione. Inoltre, la scelta di un cast di non professionisti ha comportato una, seppur lieve, carenza qualitativa per quanto riguarda la recitazione, la quale, a volte, lascia a desiderare.

REGIA: La pellicola è l’opera prima di Claudio Caligari, meglio conosciuto per il film Non Essere Cattivo.
Caligari, in questo caso, adotta una regia abbastanza semplice, senza troppi virtuosismi stilistici, che si limita a raccontare, in modo quasi documentaristico, la vita del gruppo di protagonisti in modo realistico ed esplicito. Risulta quindi una regia efficace, che coinvolge lo spettatore, anche emotivamente, avvicinandolo a un mondo pericoloso, dove sembra essere del tutto assente la speranza di un futuro dignitoso. Molto interessanti e d’impatto sono, inoltre, le inquadrature ravvicinate degli occhi subito dopo le iniezioni di eroina.

LOCATION: La vita dei protagonisti si svolge tra la spiaggia di Ostia e la capitale, Roma, in particolare all’interno del quartiere Centocelle, nella, come la definisce lo stesso regista in un’intervista, “periferia sotto-proletaria romana post pasoliniana”.

COMMENTO: Continuando a parlare del forte realismo della pellicola, si può notare come alcune scene siano molto esplicite e spinte, tanto da far pensare allo spettatore che gli attori si drogassero realmente. In realtà, l’azione in sè è stata fedelmente riprodotta dagli attori, ma, per le scene raffiguranti l’assunzione per via endovenosa delle sostanze, venivano usate o dell’acqua distillata, per simulare l’eroina bianca, o un farmaco epatoprotettore che aveva effetti benefici e depurativi sul sangue, ma che ha causato anche alcune difficoltà interpretative. Il realismo di questo film, inoltre, è evidente anche nel linguaggio che è spesso volgare e molto diretto sfociando anche in termini blasfemi.
La colonna sonora non è memorabile, tuttavia risulta calzante e giusta per le tematiche e le atmosfere del film, adattandosi alle diverse scene, cambiando radicalmente nei momenti di “sballo” dopo l’assunzione della dose da parte dei protagonisti.
Altro elemento importante di Amore Tossico, vincitore anche del premio speciale al Festival di Venezia – Sezione de Sica – del 1983, è, infine, la tematica toccata, ovvero la dipendenza da eroina, attuale rispetto agli anni di produzione, soprattutto in Italia, e caricata ancor più di drammaticità grazie al finale, forse, inevitabile della pellicola, che lascia comunque, anche se già ipotizzato dallo spettatore, un forte amaro in bocca.

VOTO: 7

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