I silenzi di Wind River – Un’introspezione narrativa sulla sonorizzazione dell’immagine

I silenzi di Wind River – Un’introspezione narrativa sulla sonorizzazione dell’immagine

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Ci sono silenzi che valgono più di mille parole; parole che qui, nel Wyoming, si trasformano in gemiti di dolore. Gridano silenziosamente le popolazioni dimenticate, figlie di un Dio minore; ma cos’è la fede, se il silenzio delle parole vien coperto dal rumore delle montagne? Predatori prede di una natura crudele e solitaria, sognano un futuro migliore; ma qui, a Wind River, non c’è spazio per i sogni.

Wind River è una pellicola del 2017, scritta e diretta da Taylor Sheridan, sceneggiatore di ”Sicario”. Assieme ad una direzione della fotografia efficace, la macchina da presa è in grado di adattarsi funzionalmente alla narrazione, in particolar modo nelle sequenze in cui la pressione psicologica respirata dai personaggi è alta, con essa anche il peso della videocamera, tendente ad essere sempre più instabile. La punta di diamante del film risiede però nella sonorizzazione; le musiche di Nick Cave e Warren Ellis accompagnano i magistrali silenzi mostrati sul grande schermo, frutto delle gelide montagne d’odio che riversano le valli di dolore. Silenzi demografici, come ci viene illustrato nei titoli di coda del film, nella quale scopriamo che non esistono statistiche sulle donne native americane scomparse, il cui numero rimane tutt’oggi sconosciuto. E se per qualcuno è sorprendente, per altri non è altro che l’ascolto di una voce sempre esistita, soffocata da un realtà omertosa.

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